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LA MIA STORIA

Sono nata e cresciuta sulle colline del Tagliamento, in un minuscolo paese di campagna. Ho sempre vissuto sulla pelle la dualità di questo luogo: il senso di appartenenza, l’autenticità e la genuinità ma anche un senso di “troppo stretto” e un grande bisogno di ampliare la visione. Il Friuli lo si può leggere dalla sua architettura, fatta di case austere che cadono a piombo a bordo strada, disegnando un muro chiuso e continuo, che si apre solo ogni tanto attraverso grandi portoni e portici. Se hai la fortuna di poter gettare lo sguardo dentro, però, puoi sorprenderti, perchè dietro a quel muro invalicabile si svelano grandi cortili luminosi circondati da case in sasso che lasciano trapelare tutto il non detto.

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Ecco, sono cresciuta in un mondo fatto così e la bambina che ero, oltre a stare spesso fuori nei prati, amava cantare e disegnare​Presto questa indole si trasforma nei miei doppi studi: la Musica e l’Architettura. Mi diplomo in Viola al Conservatorio e contemporaneamente divento Architetto, laureandomi con lode e affrontando subito l’esame di stato. A 24 anni appena compiuti posso praticamente iniziare a firmare progetti. Il fatto che io mi dedichi a due mondi non viene sempre ben visto, pertanto per tutta la durata dei miei studi, e anche oltre, tengo spesso nascosta questa doppia vita.

Sulla scia dell’uscire dal mio piccolo mondo locale, inseguo una delle migliori università italiane di Architettura e nel 2001 mi sposto a Venezia, gestendo contemporaneamente gli studi musicali a Udine. La mia doppia vita mi insegna a dare sempre il meglio di me in ciò che faccio, ad organizzare e ottimizzare le mie risorse, a gestire una complessità di cose diverse tutte insieme. E mi insegna anche a non mollare mai.​

​Con salde radici sì, ma desiderosa di conoscere altri mondi, non faccio a meno di viaggiare, spesso a tema architettonico.

E memore di quanto mi avevano fatto stare bene le brevi esperienze trascorse all’estero da studentessa, nel 2008 vinco un bando di mobilità europea e vengo catapultata per qualche mese in Galles. Qui, in un piccolo studio, lavoro sui primi due edifici passivi di tutta Gran Bretagna, poi anche pluripremiati. Finalmente libera, senza appoggi, nel bene e nel male. Il mio capo John – un 42enne con tre figli, due orecchini e un piccolo studio d’avanguardia – mi dice che non aveva mai trovato qualcuno che avesse la mia capacità di “vedere dall’alto” l’intero progetto, comprendendone l’intero processo, e allo stesso tempo di scendere nel minimo dettaglio. La mia vita di allora mi ha riportata in Italia, ma in Galles ho lasciato un pezzetto di cuore. In cambio, mi ha dato una linfa che ancora oggi sento scorrere: la bellezza delle piccole cose, la cura dei progetti di piccola scala, l’importanza delle persone e delle loro storie, la possibilità di fare “grandi progetti” con “piccoli gesti”.

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Ritornata in Italia inizia il mio capitolo sulle case in legno. Questo tema non giunge a caso, è figlio della tesi di laurea e dell’esperienza all’estero, nonché di una profonda attrazione verso i temi del costruire sostenibile. Per tre anni collaboro con una impresa di costruzione che le realizza da zero fino alla fine e imparo le sequenze dal progetto al cantiere, i costi e inizio a curare il cliente in prima persona. In breve tempo mi viene chiesto di seguire autonomamente i progetti e da under-30 disegno e firmo diverse case. Qui imparo a gestire tutto l’intero processo complesso e completo di una costruzione. Accanto a questa collaborazione, sviluppo anche progetti di ricerca con i quali affronto un altro tema che si rivelerà poi a me molto caro nella vita, quello dell’accessibilità degli spazi costruiti, sviluppando una attenzione particolare verso una tematica non realmente conosciuta.

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Quando la collaborazione con l'impresa necessariamente si conclude nel 2011, sono costretta a reinventarmi, ed è forse questo il mio vero salto nel vuoto. Arriva il momento in cui inizia la vera navigazione in solitaria. Uscire in mare in solitudine fa paura, ma può rivelarsi una bellissima sfida. Iniziano anni altalenanti di onde alte e mare forza olio, sfide, cadute, risalite e celebrazioni. Non mancano le discriminazioni anagrafiche dei colleghi più grandi, che all’inizio si trovano la concorrenza di una appena trentenne solitaria che firma progetti: “Vorrebbe dirmi che ha progettato lei? Una e trina?” Ma i clienti mi difendono a spada tratta e mi scrivono lettere di stima e affetto e qualche lavoro trova anche pubblicazione. È proprio da queste montagne russe che nascono le soddisfazioni più grandi.

Non per caso, in questi anni anche la Musica ritorna co-protagonista nella mia storia e inizio diversi progetti in cui finalmente mi sento fiera di vivere due vite e mi esprimo senza paura del giudizio del mondo classicista. Fondo un duo con una pianista con cui organizzo concerti molto partecipati in luoghi poco conosciuti del nostro territorio e con una band sperimento il mio strumento classico nel mondo rock elettrico. Dal mio animo ibrido e multiforme non possono che nascere contaminazioni musicali, così come architetture mai uguali a se stesse che racchiudono sempre una storia differente.

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Qualche anno più tardi inizia la voglia anche di uno spazio fisico di lavoro. Per qualche anno condivido spazi lavorativi che sono anche occasione di condivisioni di progetti, più o meno perdurati, da cui imparo l’importanza dell’allineamento di valori e obiettivi. Da lì il prossimo passo è la realizzazione del mio studio, la casa del mio lavoro, quel sogno che vedevo chiudendo gli occhi ancora ai tempi del liceo.

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Oggi accompagno per mano i clienti traducendo in progetto la loro essenza affinchè possano riconoscersi nel loro ambiente.

Sento che la Bellezza è lo scopo ed il fine di tutto ed il mezzo per arrivarci è un processo fatto di Metodo e Cura.

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Nel mio lavoro c’è la Margherita di tutti gli anni e le esperienze precedenti.​

C’è l’attenzione alla persona e alla sua storia, c’è lo spirito creativo che la traduce in disegno, c’è lo spirito organizzativo e metodico che rende reale e vivo qualcosa di immaginato, c’è la formula armonica di emozione e tecnica, essenza della Musica e dell’Architettura, c’è la capacità di “guardare dall’alto” processi complessi e poi planare nel dettaglio.

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Ma soprattutto, la vedo, c’è ancora quella bambina con la luce negli occhi che amava tanto cantare e disegnare.

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